Un sito che nessuno trova è un investimento fermo. L’analisi SEO serve a capire perché le vostre pagine non arrivano davanti a chi sta cercando esattamente quello che offrite, e soprattutto a decidere in che ordine conviene mettere mano alle cose.
Mi occupo di analisi SEO siti Web da Torino, insieme allo sviluppo dei siti che realizzo e seguo nel tempo. Non vendo pacchetti di prima posizione garantita, per il semplice motivo che nessuno può garantirla. Vendo però un metodo di lavoro e obiettivi che si possono verificare con dati alla mano.
Alla fine degli anni novanta di tutto questo non si parlava affatto: i primi motori di ricerca si fidavano delle parole chiave che i creatori dei siti inserivano nelle proprie pagine. Un sistema facilmente manipolabile, che ha prodotto anni di keyword stuffing e di risultati poco pertinenti. Da allora gli algoritmi sono cambiati profondamente, e oggi il lavoro somiglia molto poco a quello di allora.
Che cosa vuol dire fare un’analisi SEO
Un’analisi SEO è l’esame sistematico di tutto ciò che determina la visibilità di un sito nei risultati di ricerca: la scelta delle parole chiave, la struttura delle pagine, i tag HTML, la qualità e l’organizzazione dei contenuti, la rete dei link interni, i link in ingresso, la velocità di caricamento, l’esperienza d’uso su mobile e desktop.
Non è un intervento cosmetico e non è nemmeno una checklist. È una diagnosi: serve a capire quali problemi stanno costando visibilità, quali sono risolvibili in fretta e quali richiedono lavoro di mesi. Il risultato finale non è un punteggio, ma un elenco di interventi in ordine di priorità.
Questa era la parte facile, va detta anche la parte scomoda. L’ottimizzazione on-page da sola non basta: Google valuta anche i link che il sito riceve, l’autorità del dominio, il comportamento degli utenti. E il posizionamento non è un traguardo che si taglia una volta sola, perché l’algoritmo cambia di continuo e chi sta davanti a voi lavora anche lui.
Molti sono i fattori di posizionamento che entrano in gioco, il loro numero e la loro importanza sono continuamente modificati e coperti dal più assoluto segreto. Google negli anni si è evoluto molto, non solo dal punto di vista matematico ma anche semantico. La popolarità di una pagina oggi non è legata soltanto al numero di link che questa riceve dalla rete, ma anche e soprattutto alla pertinenza del contenuto della pagina stessa e delle pagine ad essa correlate.
La finalità di Google è mantenere una ricerca sempre più mirata a trovare non solo il contenuto giusto, ma il contenuto migliore, quello superiore agli altri, ed è lì che il vostro sito deve essere.
Le quattro fasi del lavoro
Prima fase: strategia e parole chiave. È un’analisi preliminare che ha poco a che vedere con il sito e molto con il modello di attività. Si cercano le parole e le frasi su cui vale la pena competere, cercando l’equilibrio tra volume di ricerca e concorrenza. Non ha senso puntare su termini che nessuno cerca, e nemmeno su quelli dove la competizione è talmente agguerrita da rendere vano ogni sforzo. Sono questi i punti chiave da non dimenticare mai.
Seconda fase: ottimizzazione on-page. È la parte più tecnica. Correttezza del codice HTML, presenza delle parole chiave nei tag essenziali, struttura e qualità dei contenuti, link interni, performance e velocità, compatibilità con il Web mobile. L’obiettivo è una pagina focalizzata, ricca e ben organizzata, facile da leggere sia per le persone sia per Google.
Terza fase: link building. Il cosiddetto SEO off-page, un lavoro che di fatto non finisce mai e che punta ad aumentare i link che il sito riceve da fonti esterne pertinenti. Qui vale una raccomandazione: pochi link buoni valgono più di molti link scadenti, e le scorciatoie a pagamento sono un rischio, non un investimento.
Quarta fase: monitoraggio. Si controllano i risultati a distanza, cercando di capire le relazioni di causa ed effetto tra ciò che è stato fatto e ciò che è successo. Un sito che oggi si posiziona bene non ci resta per sempre.
Un caso concreto: cosa cerco quando un sito perde posizioni o sparisce
A fine maggio 2026 Google ha rilasciato un aggiornamento del suo algoritmo, e un sito che seguo ha perso posizioni in modo netto proprio sulle ricerche commerciali che gli portavano contatti.
Il resto delle pagine era rimasto ben indicizzato: nessuna penalizzazione, nessun errore evidente, codice valido, tempi di caricamento buoni. In casi così la tentazione è dare la colpa all’algoritmo e aspettare che passi. Preferisco guardare.
Quello che è emerso dall’analisi, in ordine di gravità:
- due pagine che si contendevano la stessa parola chiave, una cannibalizzazione fra la home e una pagina di servizio, con il risultato che Google non sapeva quale delle due mostrare;
- riferimenti obsoleti nei dati strutturati, non più allineati alla situazione reale dell’attività;
- un redirect configurato male, che invece di portare alla pagina nuova finiva su un errore;
- uno snippet di codice che il template richiamava senza averlo mai caricato;
- un plugin caricato su ogni singola pagina del sito solo per mostrare un’immagine statica di testata;
- un divario sistematico fra il punteggio prestazioni su computer e quello su smartphone, causato da fogli di stile caricati indistintamente su tutto il sito.
Nessuno di questi problemi, da solo, spiega un calo. Insieme sì, ed è il punto: le analisi che si limitano a un elenco di allarmi non dicono in che ordine intervenire.
Gli interventi sono partiti dal contenuto, non dal codice: separazione delle parole chiave fra le pagine che si sovrapponevano, con nuovo indirizzo e redirect permanente dove serviva, dati strutturati riallineati, plugin superfluo eliminato e gestione dell’immagine principale riscritta per farla caricare per prima. Il caricamento di fogli di stile e script viene dopo, perché pesa sulle prestazioni ma non era la causa della perdita di posizioni.
I risultati si leggono in Search Console a distanza di settimane, non di giorni, e su questo non si bara: chi vi promette di vedere gli effetti entro pochi giorni non sta descrivendo come funziona Google.
Analisi SEO a Torino, di persona

Lavoro con aziende, professionisti, artisti e associazioni di Torino e provincia, e questo cambia il tipo di intervento. Per chi ha clienti sul territorio la partita si gioca in buona parte sulla local SEO: scheda Google Business curata e coerente con il sito, recensioni vere, dati aziendali uniformi ovunque compaiano, dati strutturati che dichiarino l’indirizzo giusto.
Sono cose che pesano molto e che spessissimo trovo lasciate a metà.
Quando serve ci si vede: preferisco capire il vostro lavoro guardandovi in faccia piuttosto che compilare un modulo. Potete farvi un’idea di come lavoro guardando i siti che ho realizzato per aziende e imprese.
Gli strumenti, quelli che uso davvero
Il grosso del lavoro si fa con Google Search Console e Google Analytics: sono gratuiti e sono le uniche fonti di dati reali sul vostro sito. A questi affianco PageSpeed Insights per le prestazioni, il Validatore W3C per il codice, il Validatore schema.org per i dati strutturati.
In ogni sito inserisco sempre di default dei plugin gratuiti per la gestione del SEO in WordPress come RankMath o Yoast. Oltre a ciò mi servo di software di scansione come Screaming Frog e Xenu per analizzare struttura, link rotti, mancanze e duplicazioni pagina per pagina. Esistono poi suite professionali a pagamento come SEMrush molto utili per lo studio della concorrenza e dei backlink. Le uso quando il progetto le giustifica, perché costano un canone mensile che ha senso solo se qualcuno legge davvero quei dati.
Diffidate invece dei tanti servizi di analisi sito Web online gratis: restituiscono una lista di allarmi generici, spesso incomprensibili a chi non è del mestiere e quasi sempre inutili per decidere cosa fare.
Come valutare una proposta di analisi SEO
Sul Web si trovano moltissimi articoli che parlano di analisi SEO siti Web e relativi costi. Esattamente come accade per i costi di realizzazione di un sito Web, ci sono quelli che rimangono vaghi, quelli che propongono pacchetti a basso costo e quelli che sparano cifre assurde. Il discorso è sempre lo stesso: nell’ipotesi migliore otterrete ciò per cui avete pagato. La cosa importante è rivolgersi a professionisti del settore, scordatevi di avere una analisi sito Web fatta seriamente gratis. Il ritorno di un lavoro SEO si misura nel medio e lungo periodo, nei mesi e negli anni.
Ecco qualche criterio per orientarvi, anche se poi sceglierete un altro fornitore:
- chi garantisce la prima posizione sta vendendo qualcosa che non può mantenere;
- una proposta seria parte da un’analisi, non da un listino;
- devono esservi dette quali parole chiave si vogliono aggredire e perché;
- devono essere previsti report periodici leggibili, elaborati in modo comprensibile non screenshot delle risposte di un software;
- i costi vanno valutati in rapporto ai risultati, che devono essere visibili e quantificabili.
Posso seguirvi, anche con altri professionisti, in merito a:
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Analisi preliminare delle strategie
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Analisi preliminare delle keywords
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Ottimizzazione SEO delle pagine (SEO on-page)
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Link building (SEO off-page)
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Monitoraggio e Report costante
