Apocalisse Zombie sul Web… dopo il 2070

Dopo la nascita del Web, tra le varie questioni irrisolte, in via di risoluzione, o che mai verranno definite di sicuro eccone una a cui nessuno aveva ancora pensato.
Cosa succederà dei contenuti sul Web una volta che il legittimo proprietario è deceduto?

Sembra davvero un non problema, e fino ad alcuni anni fa lo era, ma oggi la questione comincia a diventare spinosa.

Quando non esistevano i social network ed i contenuti in rete per lo più erano dei siti Web con un legittimo proprietario la loro storia aveva un iter ben definito.

Se il proprietario passava a miglior vita ed il sito Web non veniva più rinnovato presso l’hosting provider nel giro di un periodo di tempo abbastanza breve dopo la scadenza del contratto, solitamente alcuni mesi, il sito Web veniva cancellato.

Forse triste, ma davvero molto semplice.

Oggi la cosa è più complessa, uno studio dell’Università di Oxford pone al centro della questione chi gestirà e come i dati dei defunti.

Si viene a formare una sorta di eredita digitale che andrà a impattare pesantemente proprio sui social network come Facebook che di fatto stanno già oggi ereditando milioni di profili di defunti con tutti i loro contenuti, i loro video, i loro post, tutta la loro vita digitale insomma.

La questione si riversa principalmente sui social in quanto non si tratta di normali siti Web, non ci sono contratti che scadono, semplicemente le cose sono lì, e lì ci rimangono per sempre, anche dopo la dipartita del loro autore.

Facendo i conti si è previsto che verso il 2070, anno più anno meno, i profili social delle persone decedute saranno più numerosi di quelli che camminano ancora su questo mondo.

Se poi si parte dal 2018 si stima che ben 1,4 miliardi di utenti oggi attivi sui social non saranno più tra noi entro il 2100.
Il Web lentamente ed inesorabilmente sarà occupato davvero dai “non morti” nella accezione davvero più letterale del termine? Sembrerebbe di si, tra qualche decennio i profili Zombi, saranno la maggioranza sul Web.

Può sembrare una barzelletta, una chicchera da bar digitale, ma questi sono numeri immensi e c’è davvero da chiedersi chi avrà diritto di accedere e di decidere su tali dati.
Chi tutelerà gli interessi e i diritti di parenti ed amici? Chi e come consentirà l’uso dei dati per fini di ricerca storica?

Sino ad oggi mai nella storia umana infatti c’è stato un simile concentrato di informazioni, notizie, idee, comportamenti, modi di vivere, tutto in un unico luogo.
Chi controlla questo luogo sta controllando la storia, quello che i nostri posteri leggeranno di noi.

Sempre più ci troviamo di fronte al fatto che Internet non è più gestibile da imprese private, con fini di lucro, con bilanci paragonabili a quelli di piccoli stati.
Per questo è importante garantire che l’accesso a questi dati non sia limitato a singoli soggetti privati.

Negli Usa una trentina di stati hanno ormai una regolamentazione in merito, la Spagna è stata la prima in Europa a presentare un disegno di legge in tal senso, in sintesi si definisce sempre che il diritto che va garantito è quello del soggetto di definire di come disporre dei suoi beni online dopo la morte.
Queste volontà sono prioritarie rispetto ai diritti degli eredi.

Oltre a quello storico, a quello pratico, a quello legale esiste però un aspetto molto più serio legato alla cosiddetta morte digitale.
Il lutto viene elaborato dal nostro cervello in risposta alla mancanza dei nostri cari, la persona che non ha caso chiamiamo “scomparsa” comincia davvero piano piano a sparire dalla  nostra vita, lentamente, gli oggetti, le cose care, le vecchie foto, infine persino il volto dalla nostra mente.

Poi si accetta, con dolore certo, ma si accetta e si va oltre, la “scomparsa” fa proprio parte dell’accettazione viene sostituita dal ricordo, e a mio modesto avviso proprio così deve essere.

Ma se non ci fosse più questo oltre dove andare?  E se le foto smettessero di sbiadire?
E se tutto si cristallizzasse in una bolla digitale onnipresente e resistente al tempo?

L’umanità ha da sempre nel suo intimo cercato una forma di vita eterna, abbiamo costruito piramidi e monumenti spettacolari per esorcizzare, per celebrare noi stesi, per illuderci di eludere una delle poche cose sicure della vita, che nessuno esce vivo da qui.

Bene, a quanto pare alla fine l’abbiamo ottenuta, l’uomo artefice e Dio di se stesso ha trovato nel Web anche questo, una forma di vita eterna.

Una bella sorpresa, senza dubbio, specie se mi soffermo a riflettere su come saremo ricordati.
Questa bolla digitale quanto corrisponderà sul serio a come vorremo essere ricordati? Davvero sarà quello sul social il ricordo che vorremo lasciare ai posteri?

Abbiamo parlato del 2070, della fine del secolo, e non so quale sarà il futuro del Web, ma invece degli Zombi digitali di gran lunga mi preoccuperei del futuro del nostro povero pianeta.
Come diceva mio nonno, non è dei morti che bisogna aver paura, ma dei vivi!

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