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L’origine lo scopo e la deriva del Web

Quando è nata lo scopo di Internet era ben preciso, chiaro, cristallino, permettere alla gente di comunicare e di condividere informazioni come mai prima.

Tim Berners-Lee ( leggi chi è ) e il suo team di ricercatori resero fruibile la prima pagina Web ( se volete vederla è online ) al di fuori del CERN di Ginevra il 23 agosto del 1991.

Lo spirito era quindi la condivisione di informazioni a distanza, e si parlava di informazioni di carattere scientifico. Ricercatori da ogni parte del mondo potevano avere a portata di click i lavori e le idee di altri, di fatto la più grande rivoluzione dopo l’invenzione della carta stampata.
In altri termini voleva dire diffondere idee e conoscenza, rendere tutti uguali in quanto in possesso delle stesse informazioni, eliminare barriere, pregiudizi, classi sociali, forse persino la povertà, davvero un bel progetto no?

Del protocollo http e del progetto WWW word wide web Tim Berners-Lee non chiese mai i diritti di autore. Le specifiche del protocollo sono gestite dal World Wide Web Consortium (W3C) di cui Tim Berners-Lee fa tuttora parte.

Questa però, in realtà, è il secondo capitolo della nascita del Web, una sorta di Genesi II, ma come nasce davvero Internet?

Bisogna fare un passo indietro, fin nel lontano 1969, quando il Dipartimento della Difesa statunitense, in collaborazione di diverse università americane, diede vita ad una rete di computer capace di garantire una condivisione sicura e veloce di dati e informazioni, anche in caso di conflitto, si chiamava Arpanet.

La cosa andò avanti parecchio e fu sotto il totale controllo e monopolio militare americano, del resto eravamo in piena guerra fredda e la minaccia nucleare era alle porte.

Ma i tempi fortunatamente cambiano, la tecnologia finisce comunque per scavarsi la propria via e seguire la propria strada come un fiume che scende verso valle, una diga lo può forse controllare ma non fermare per molto.

Negli anni ottanta fu l’avvento dei Computer in casa della gente a scompaginare le cose, uno strumento ritenuto inutile per le famiglie, almeno questo pensava la maggioranza dei miopi grandi industriali dell’epoca. I Computer erano in quel momento concepiti come qualcosa necessaria ad una industria, nelle fabbriche, al massimo in una grande azienda, cosa c’entravano le famiglie?

Uscendo dalla crisalide dei videogiochi, rompendo il pregiudizio di chi vedeva nei Personal Computer dei giochini quasi inutili per ricchi, la farfalla inizia a svelare le sue potenzialità; in poco più di un decennio tra il 1980 e 1990 il Personal Computer diventa un oggetto presente quasi in tutte le case, come era stato pochi decenni prima per la televisione.

La storia continua a fare il suo corso e la guerra fredda finisce, o comunque scende nettamente di livello, cade il muro di Berlin (1989) l’impero sovietico entra in crisi (1991).
Arpanet così com’è non serviva più, oramai obsoleta non aveva più la finalità iniziale, doveva essere reinventata e ripensata.

Le università americane prima e quelle europee come il CERN dopo ereditarono quindi dai militari il progetto Arapanet e da questo portarono nel 1991 la tecnologia www alla portata di tutti. Con i PC a quel punto oramai dentro ogni casa Internet assumeva il suo senso compiuto.

La rivoluzione digitale, analogamente alla rivoluzione agricola e alla rivoluzione industriale, è stato un cambiamento epocale che ha segnato l’inizio dell’era della informazione così come la conosciamo oggi. Ci sono però delle differenze davvero enormi in quanto sta avvenendo, in termini di tempo, rispetto a quanto è avvenuto prima.

La transizione tra prima e dopo la rivoluzione agricola ha richiesto millenni, quella tra prima e dopo la rivoluzione industriale ha richiesto un paio di secoli, appare evidente che i tempi e i modi con cui è avvenuta la rivoluzione digitale sono incomparabili con qualunque cambiamento precedente.

Assistiamo oramai in pochi decenni, se non addirittura in anni, a grossi cambiamenti sociali, economici, politici che avvengono grazie all’accesso all’informazione.
Non solo, ma grazie allo sviluppo di devices interattivi, del Web, di Tv satellitari, di smartphone, si è assistito al cambiamento della modalità stessa in cui avviene l’atto comunicativo.
Ora la questione fondamentale è l’uso che ne si fa di Internet.

Uno strumento nato per diffondere informazioni fondamentali diffonde spesso, troppo spesso, informazioni inutili, inaccurate, superficiali, offensive, e peggio ancora in alcuni casi palesemente false.

In India, la notizia è di alcuni giorni fa, due uomini sono stati aggrediti ed uccisi perché delle false notizie su di loro sono state diffuse tramite WhatsApp, false notizie che avevano convinto parecchi abitanti del luogo che si trattasse di ladri di bambini.
Dopo poche settimane, sempre in India, altri cinque uomini, appartenenti a una comunità nomade, sono stati letteralmente linciati dalla folla perché, di nuovo, ritenuti colpevoli del rapimento di minori. Un 55 enne è stato linciato per aver regalato qualche dolcetto ai bambini e la polizia locale ha arrestato una trentina di persone.

Una sorta di isteria di massa insomma, tanto che la BBC ha chiamato il fenomeno ‘WhatsApp child abduction rumors’ .
In India ci sono oltre 200 milioni di utenti attivi su WhatsApp (società controllata da Facebook) ed è solo una piccola parte del sistema.

I videoclip in questione sono del tutto artefatti, raffigurano persone in moto mentre rapiscono dei bambini, pensate che una di queste clip è stata realizzata tagliando un video di sensibilizzazione diffuso in Pakistan, orientato proprio alla sicurezza dei bambini.
Quello che accomuna i vari episodi è il contesto, le aree rurali, la mancanza di filtri culturali per poter capire ed analizzare bene le informazioni di cui si è in possesso, verificarne l’autorevolezza, il loro senso, e infine la veridicità stessa o meno.

L’esempio di cronaca che ho tirato fuori, ovviamente estremo, inquadra bene la questione perché situazioni analoghe sono dietro l’angolo.

Siamo al paradosso di un fiume di informazioni in piena e di non essere più in grado di muovercisi dentro, l’eccesso di informazione è infatti, senza dubbio, il più grave problema delle rete oggi. Il prezzo per garantire il diritto di accesso, di parola, di opinione, di privacy, di libertà è davvero enorme. Se non si troverà presto una quadra il rischio è il non poter più avere informazioni certe e corrette, ad ogni livello.

Oggi non esiste più Arpanet ma il Web non è certo quello che era stato pensato dover essere. almeno da chi lo aveva creato.

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