La morte del Web design e la sua rinascita attraverso la sua evoluzione ( parte I )

Questo sarà un articolo piuttosto differente dai soliti; ho deciso di dividerlo in due parti e non parlerò del rapporto tra internet  ed i cambiamenti culturali ma andrò più al nocciolo di quello che è il mio lavoro da oltre dieci anni, sperando di non essere troppo tecnico.

Chi mi conosce sa che dal 2000 realizzo siti Web e dal 2009 è diventata di fatto la mia attività principale qui a Torino.

Vorrei quindi ora condividere con voi alcune considerazioni maturate in tutti questi anni durante la realizzazione di moltissimi di siti Web, spero come sempre in numerosi commenti.

Vedremo l’evoluzione della grafica sul Web negli anni e le nuove tendenze, come distinguersi e come attirare l’attenzione dei visitatori.

Web design 1.0

Chi ha grosso modo i miei anni ricorda come i primissimi siti Web fossero basati essenzialmente su testo, a stento infatti potevamo parlare di un reale Web design, del resto si faceva quello che si poteva all’alba di questa tecnologia.

Poco più tardi c’è stata la transizione a Web Design 1.0 dove finalmente alcuni elementi grafici sono apparsi sui siti Web, abbellendo le pagine e redendole decisamente più attraenti.
Le pagine Web ed il linguaggio HTML che ci sta dietro in quel momento potevano già gestire le tabelle, ed ecco che per magia le tabelle vennero utilizzate e trasformate in griglie per definie e costruire i layout delle pagine Web.

Le tabelle quindi non servivano più solo ad ospitare dati (scopo per cui da sempre esistono) ma diventarono contenitori veri e propri integrati nelle varie parti del sito.
Per capirci certe celle della tabella contenevano la testata del sito, altre il menù, altre il corpo vero e proprio dell’articolo, altre fungevano da colonne laterali.

Si annidavano tabelle dentro tabelle e si creavano griglie molto complesse e strutturate, con una ridondanza enorme di codice e seri problemi per la manutenzione e gli aggiornamenti dei contenuti delle pagine Web.
La tecnologia a disposizione e gli strumenti erano quello che erano, non esistevano certo i dispostivi mobili a cui oggi siamo abituati  e le tabelle erano facili da pensare e da gestire.

Web design 2.0

L’evoluzione del codice HTML ma soprattutto di quello CSS (direttamente correlato alle potenzialità grafiche del Web design) ha portato a grossi cambiamenti dopo la prima metà degli anni 2000.

La transizione successiva è stata infatti il Web Design 2.0 e le pagine hanno cominciato ad essere organizzate in griglie e layout complessi privi di tabelle ma basati integralmente e solo sul codice CSS avanzato.

Non entro ora nei dettagli tecnici ma tale soluzione garantiva notevoli vantaggi sia in termini di manutenzione sia in termini di compatibilità tra i browser.

Oltre alla struttura anche la grafica si era arricchita dalle possibilità offerte dai CSS versione 2, risultava infatti molto più accattivante con nuovi bordi curvi, ombre, transizioni, sfondi avanzati, supporto per immagini trasparenti e molto altro.

Gran parte dei ‘trucchi’ usati per anni dai Web Developer per soppiantare alle carenze dei CSS usando ad esempio immagini venivano pian piano messi in un cassetto.

Nel frattempo i contenuti delle pagine Web non venivano più creati uno per uno ma si è iniziato a gestirli tramite dei database e dei software chiamati CMS (content management system) che in sintesi applicavano dei modelli grafici predefiniti a dei contenuti che via via venivano scritti e memorizzati in un database.

Grazie soprattutto a WordPress (il software CMS oggi più diffuso) chiunque potenzialmente era in grado a quel punto da solo creare da solo un blog o un sito Web basico senza avere particolari conoscenze di codice o di programmazione.  Oggi, oltre il 30% dei siti online sono oggi costruiti utilizzando tali sistemi.

È possibile, usando tali CMS, creare i propri temi grafici manualmente o, in mancanza di conoscenze adeguate, acquistare per qualche decina di dollari temi grafici già pronti.

Su tali temi vanno poi inseriti i propri contenuti.

In questo contesto di CMS si è inserito Bootstrap, una libreria di codice javascript nata nel 2001 in casa Twitter.
Si tratta di codice già pronto all’uso ed utile per gestire le griglie di sviluppo ed inserire vari elementi più o meno interativi sul proprio sito, ad esempio bottoni, slider, menu, zone scomparsa e molto altro.

Nel frattempo erano arrivati i primi smartphone ed il Web doveva iniziare a correre per mantenere il passo di questa nuova tecnologia diventando leggero, flessibile, e responsive. Bootstrap supportava tutto questo e rappresentava una ottima scorciatoia per chi voleva soluzioni rapide.

Integrandosi con questi CMS Bootstrap ha accelerato moltissimo la velocità di sviluppo di pagine Web ed ha semplificato il processo di realizzazione di siti Web che supportassero desktop, laptop, tablet e smartphone.

Finalmente la soluzione definitiva?
Web designer, sviluppatori Web, utenti, davvero tutti contenti?

La morte del Web Design

Sembrava di uscire da un tunnel infinito, i Web developer avevano fatto rifatto e disfatto le stesse cose per anni. Sopravvissuti alla nascita del Web, con il coltello tra i denti eravamo strisciati tra le trincee della guerra dei browser, in qualche modo eravamo usciti dalle paludi delle incompatibilità del codice, avevamo finalmente scavalcato le palizzate della rivoluzione degli smartphone.

Tutto taceva, una sorta di quiete prima della tempesta, proprio in quel momento di calma i Web designer hanno iniziato a porsi una domanda, una questione critica, un tarlo che ha cominciato pian piano a diffondersi: il Web design era morto?

Il trend di questa ricerca fatta su Google è salito moltissimo tra le ricerche effettuate tra il 2015 e 2016 proprio mentre Bootstrap era al culmine della popolarità, perché?

Fare siti Web forse non era mai stato così semplice eppure gli addetti al lavoro erano ossessionati da quella domanda: il Web design era morto?

Analizzando con calma le ricerche fatte e la questione i nodi hanno iniziato a venire lentamente al pettine, la causa principale del problema, dell’inquietudine, di quello che la gente scriveva nei forum e nei social era chiara.
I design fatti utilizzando i vari CMS associati o meno Bootstrap erano troppo simili tra loro come se fossero usciti tutti da un medesimo stampino.

Si era completamente persa l’originalità, l’arte. Si, il Web design era morto.

Le cose sono poi ulteriormente peggiorate con l’utilizzo dei cosiddetti ‘pagebuilder’ degli strumenti (software aggiuntivi) nati per WordPress ed altri CMS che ampliano enormemente le capacità di costruire una pagina; ma avendo Bootstrap come cuore dei loro stessi sistemi e della loro logica producono alla fine bene o male gli stessi risultati, senza parlare dell’enorme appesantimento del codice prodotto.
I siti Web erano divenuti piatti, banali, senza personalità, uno la copia dell’altro.

La popolarità di temi e modelli da 50 dollari è la facilità di inserimento contenuti dei CMS ha  quasi ucciso la domanda di lavoro del Web designer, un Web design personalizzato costa infatti molto di più perché richiede tempo, conoscenze e capacità. Oltre all’idea di design, si richiede infatti anche la codifica personalizzata HTML e CSS.

Nel prossimo articolo vedremo come il Web Design sia riuscito a sopravvivere a se stesso.

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Ci sono 2 commenti per questo articolo

  • Disamina molto interessante. Spesso, ciò che si crede tutto e comunque superato un’autotecnologia è solo la dimostrazione di come e quanto la creatività umana resti un fattore insopprimibile.

    • Grazie molte del commento, speravo proprio di non uscire dal seminato questo techblog paradossalmente non vuole essere un ‘techblog’ in senso stretto ma ampliarsi in modo trasversale partendo da spunti ‘tech’.