La Luna informatica e la Terra dei Bitcoin 50 anni dopo

Trascorsi cinquant’anni da una delle più memorabili e  grandi imprese della storia umana sono stato, come tutti voi, sommerso dai documentari dell’epoca, da immagini sbiadite di un 1969 che sembra appartenere non a decenni ma a secoli fa.

A dire il vero nulla di particolarmente interessante, nulla di nuovo, nulla che non sia stato detto e ridetto, spiegato e rispiegato nel corso di questi anni.

In un luglio probabilmente meno bollente di oggi, in un anno che vedeva gli Stati Uniti all’apice del loro coinvolgimento nella guerra del Vietnam, in piena guerra fredda, in piena paranoia, con il dito sul grilletto di un’ipotetica apocalisse atomica.
Nonostante tutto questo, incredibilmente, in qualche modo, abbiamo messo piede sul satellite che ruota intorno al nostro piccolo mondo.

Più che da reali necessità, più che da convenienze economiche o ipotetiche ricadute commerciali innescate dalla ricerca tecnologica, gli Stati Uniti sono stati spinti dal doverlo fare prima, dalla competizione, dal dover vincere nel confronto con gli ‘altri’.

Io non ero ancora nato, e mi spiace aver perso un evento di tale portata, eppure ricordo un infanzia ancora pervasa da un’esplorazione spaziale oramai alle porte. Era questione di poco, avevamo iniziato, il primo passo compiuto, e da lì in avanti ci si aspettava di arrivare ovunque, e chi poteva più fermarci.
Il futuro non poteva che essere positivo, eravamo dalla parte dei ‘buoni’ e l’orizzonte cosmico non aspettava altro che rivelare i suoi segreti.

Star Trek era iniziato nel 1966 e la sua celebre frase ‘Where no man has gone before’ imperava nelle menti.
Nei film e nelle primissime serie Tv di fantascienza il mondo, almeno quello made in USA, proiettava sogni di un futuro e di un umanità unita, insieme, con obbiettivi comuni di alto profilo, un mondo in cui non esistevano neppure i soldi in quanto banali e comunque ‘negativi’ e non in sintonia con un contesto narrativo pervaso di buoni propositi, intenti nobili, senso del dovere e del sacrificio.

Pupazzetti, fumetti, giocattoli, ed altri prodotti fantascientifici in quegli anni invadevano il mondo ed un Italia in piena ripresa economica che si risollevava dalle ceneri della guerra e dove tutto sembrava possibile.

Film e romanzi celebravano questo nuovo uomo dello spazio immerso in un lungo infinito futuro di prosperità e benessere.
Certo non mancavano ‘mostri’ e ‘cattivi’ da sconfiggere altrimenti è davvero complicato narrare efficacemente, ma si trattava di alieni e non certo di altri esseri umani, che erano invece tutti uniti di fronte al nemico comune.

Quest’uomo dello spazio, questa creatura quasi perfetta ed utopica nei sentimenti, in realtà che non è mai nata.
La realtà è stata molto diversa e la fantascienza gli è andata dietro.

La guerra in Vietnam era poi finita ed i buoni avevano perso.
Come era possibile? Ma erano poi loro i buoni? Che senso aveva avuto quel massacro?

La corsa allo spazio rallentava e si fermava, l’economia prendeva il sopravvento su tutto, il Dio denaro veniva eletto a modello e fine ultimo di tutte le società, non solo quelle occidentali ma anche tutte le altre, con varie e mutevoli varianti ma sempre con un solo ed unico vincitore, il soldo.

Un soldo che perde persino la sua reale ragion d’essere diventando di fatto solo un numero il 15 agosto 1971, quando gli USA abolirono la convertibilità del dollaro in oro, decretando di fatto la morte del sistema aureo e della corrispondenza metallo / moneta.

I film di fantascienza virarono di colore, con Blade Runner al nero, a descrivere un futuro cupo, un pianeta morente, tecnologico ma inquinato, sovrappopolato.

L’alieno non è più fuori, e non siamo uniti nel combatterlo, ma è nascosto,  parte di noi, Alien  è dentro di noi, è il male è causato da noi stessi e dagli interessi egoistici.

Decisamente gli ultimi 50 anni sono stati diversi dal previsto, non siamo andati da nessuna parte, il pianeta stremato vede un popolazione più che raddoppiata, la plastica dilaga ovunque e ci preoccupiamo solo di numeri spesso inutili.

Ed è proprio su questo sui numeri, sui calcoli, sulla scienza informatica, che abbiamo davvero fatto passi da giganti.

Nessuno nel 1969 aveva la ben che minima idea di dove saremmo arrivati in questo settore altro che Marte.
In nessun film di fantascienza dell’epoca e per tutti gli anni 70/80 si mostra uno schermo piatto, qualcosa di simile a un tablet o uno smartphone, una qualunque parvenza tecnologica inerente al presente, un barlume di quello che è diventato il Web.

Il sito Ars Technica segnala che un computer AGC (Apollo Guidance Computer) ancora funzionante, un computer che era il top dell’informatica degli anni sessanta, un computer che era fisicamente in volo sull’Apollo è stato oggi modificato per generare Bitcoin.

Si tratta di un esperimento condotto da un gruppo di storici di computer che ha dato risultati prevedibili ma allo stesso tempo incredibili: un AGC ci ha portato sulla Luna ma ci mette dieci secondi per calcolare un solo ‘hash’.

Cosa vuol dire?

Il cosiddetto processo di ‘mining’ cioè la generazione di un Bitcoin richiede calcoli molto molto complessi, che oggi vengono svolti usando hardware specializzato, capace di generare trilioni di ‘hash’ al secondo (un hash, è una delle parti, uno dei moltissimi pezzi necessari per generare un bitcoin).

Per capirci un AGC è così lento che, con la sua potenza di calcolo, per generare un solo bitcoin impiegherebbe circa un miliardo di volte l’età dell’universo.

La rivoluzione informatica è stata forse la meno attesa, la più veloce e la più stupefacente di sempre, di strada ne abbiamo fatta moltissima, per lo meno in merito alle prestazioni ed alla tecnologia.
Ma come la stiamo usando?

Per i non addetti ai lavori ricordo che il numero di bitcoin generabili non è infinito, è volutamente limitato dall’algoritmo, ed i calcoli via via necessari per crearne uno si complicano. Tali calcoli non sono ‘gratis’ e si stima che ormai il valore di un bitcoin (per quanto fluttuante) non copra l’enorme spesa in hardware ed energia consumata per generarlo.

L’hardware migliore e la potenza di calcolo più elevata in assoluto è destinata ai videogiochi (ora esiste anche un corso di laurea in gaming) in quanto dopo il Web è il settore dell’informatica che rende di più.

Le connessioni onnipresenti, gli smartphone ed il Web hanno si creato un mondo interconnesso ma popolato di foto e video di gattini bambini e selfie, creando generazioni di giovani sempre più disadattati, dipendenti dalla realtà virtuale, inconsapevoli del mondo vero.

Per anni tutte le apparecchiature informatiche usate al CERN di Ginevra hanno utilizzato software Microsoft, grazie ad uno sconto sostanzioso sui costi delle licenze in quanto ‘istituzione accademica’ ma il nuovo contratto proposto prevederebbe invece un somma da versare per ogni utente, una spesa insostenibile che porterà il CERN ad adottare sistemi open source.

Il CERN dopo cinquant’anni dal AGC vuole dimostrare che è possibile realizzare i servizi più importanti senza un accordo in esclusiva con un venditore, che la futura generazione di servizi possa essere incentrata sui reali bisogni della comunità e non sul mero business.

Scienza, informatica e sviluppo senza i legami e legacci economici.
Mi sembra di sentirla davvero quella frase  ‘Where no man has gone before’ .

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C'è un commento per questo articolo

  • Quel che siamo oggi,nel bene e nel male è anche il risultato di tanti sacrifici che gli uomini hanno fatto, anche con quel piccolo passo sulla luna. Ciao ,con affetto: Guglielmina