Un’innovazione informatica frustrata

Oggi tratterò di un argomento un pò più tecnico, ma penso veramente sia di interesse generale.
Mi chiedo, ormai quotidianamente, se abbia davvero un senso l’innovazione furiosa ed incontenibile a cui stiamo assistendo nel settore informatico.

Il tempo impiegato ed i costi sono diventati qualcosa davvero al limite del sostenibile sia per la singola persona sia per un’azienda che vuole stare al passo.

Premetto che non sono certo uno che rifiuta a priori l’innovazione, tanto meno quella informatica, ma mi sembra che il rapporto costi benefici è fuori controllo.

Iniziò tutto molto tempo fa quando mi trovai fortunato possessore di un PC con installato windows 95,  da quel giorno è stata una lotta continua, prima con i sistemi operativi, poi con gli applicativi come Word o Excel, poi con i vari browser, poi con tutto il resto.

Ricordo che insieme ai floppy, con cui installare il programma applicativo della microsoft, veniva anche dato un libro di istruzioni enorme. Ancora li trovo nella mia mente, erano due grandi libri bianchi, uno per Word, uno per  Excel. Il mio professore li aveva nella sua libreria, lì in bella mostra, due bei tomi ma del resto all’università si usava ancora windows 3.11.

Il PC, gli applicativi, i documenti, i fogli di calcolo, l’informatica in se erano questioni e presenze al limite dell’esoterico; ma del resto eravamo in Italia nei primi anni novanta. Le superiori le avevo praticamente terminate senza vedere un computer, all’università neppure l’ombra di un aula informatica.

Molti si facevano trascrivere la tesi di laurea da qualcuno che avesse un computer, un amico, una copisteria. Altri recuperavano in qualche modo un PC ed iniziavano la loro avventura in questo mondo misterioso e affascinante.

Scrivendo la tesi avevo imparato molto ed ero in grado di creare con Word documenti complessi ed interconnessi tra loro pur con tutti i limiti di quel software. Fare una tabella decente era un delirio, incolonnare qualcosa anche, inserire immagini pura utopia (chi poteva permettersi uno scanner) in ogni caso ero fiero di come dominavo lo strumento; avevo studiato i libroni ed ora ero a finalmente posto, questione archiviata, strumento acquisito, una nuova competenza appresa per sempre.

Ingenuamente lo credevo davvero.

In qualunque cosa ti laureassi, qualunque strada prendersi, ero perfettamente cosciente della necessità di mantenersi aggiornati, di leggere riviste specializzate, di essere informati sulle nuove scoperte, avevo frequentato una facoltà scientifica.
Aveva ancora un senso, era umanamente concepibile, fattibile nell’arco della propria esistenza, gestibile durante la propria cariera facendo la dovuta auto formazione.

Ma le cose stavano cambiando, velocemente, e si è andati davvero troppo oltre.

Come dicevo mi trovai fortunato possessore della pietra filosofale: prima windows 95, poi windows 98, poi windows 2000, windows xp, windows vista, windows 7, windows 10.
Per la cronaca anche window 7 sta per esalare gli ultimi respiri, a breve verrà dismesso e sarà abbandonato a se stesso, come windows xp prima di lui, gli aggiornamenti non saranno più rilasciati, i bug non più corretti.

Buttiamo via tutto!

Buttiamo via PC obsoleti (in realtà perfettamente funzionanti con software idonei ) perdiamo tempo a imparare per l’ennesima volta come salvare un file.
Se per i privati è già una bella rottura e provoca frustrazioni incredibili per le aziende vuol dire riorganizzare il modo di lavorare, formare personale per rinfrescare competenze già assodate, spesso acquistare nuovi PC, nuove licenze.
E non voglio entrare, in questo momento, nella questione del danno ambientale enorme causato dai rifiuti informatici.

La domanda è… quante cose posso fare oggi nel 2019 con Word o Excel che non potevo fare nel 1995 ?

Per un utente medio che non usa chissà quale funzione avanzata un programma di videoscrittura, un programma di fogli di calcolo, un programma per gestire la posta elettronica sono pur sempre quelli.

Oggi posso fare di più e meglio? Posso farlo più in fretta? Posso farlo più facilmente?

Ovviamente si, dei miglioramenti ci sono stati, ma considerando le problematiche, il tempo perso, il denaro speso a causa del susseguirsi incessante di queste nuove versioni ne valeva davvero la pena? Di dubbi ne ho molti.

Mi cadono le braccia quando spesso, troppo spesso, vedo che l’innovazione informatica non è mossa da reali ragion d’essere ma sovente da pure logiche di marketing e di portafoglio.
Si rifanno interfacce grafiche, si spostano le cose da qui a lì, si aggiunge al software qualche funzione pressoché inutile per il novanta percento degli utenti e si lancia sul mercato il nuovo prodotto spacciandolo come la soluzione definitiva a tutti mali.

Ho introdotto il discorso seguendo il filo dei ricordi di due libri bianchi, ora i vi proporrò tre casi in tre ambiti diversi, gli esempi aiutano sempre a comprendere.

Il primo di questi casi penso possa interessare tutti, consapevole della prossima data di scadenza di windows 7 sono passato da circa un anno a windows 10, con le dovute remore, ma incuriosito dall’ottima impressione sul prodotto che avevo avuto testandolo su un laptop.
Come la maggioranza degli utenti boccio anche io la famosa interfaccia ‘a piastrelle’ simile ai programmi microsoft per smartphone, ma basta non usarla.
Le ‘piastrelle’ per la cronaca sembrerebbero destinate a sparire nelle future versioni con il ritorno del nostro amato desktop, i feedback non devono essere stati dei migliori.
Al di là dell’interfaccia discutibile, rimane in ogni caso un prodotto più veloce, snello e performante rispetto ai precedenti, pur con tutte le note criticità di casa Microsoft è stato un innegabile progresso.

Il secondo caso ci porta in un mondo decisamente alieno per molti di voi, la programmazione, da poco mi sono imbattuto in una delle follie informatiche più interessanti.
Si tratta del caso di Angular, noto anche come AngularJS, un linguaggio di programmazione basato su javascript creato da Google con lo scopo specifico di facilitare la creazione di App per il mondo degli smartphone e non solo.
Non preoccupatevi, non voglio assolutamente entrare nei dettagli tecnici, ma piuttosto raccontarvi la storia che ci sta dietro.

Il linguaggio nasce nel 2010, a causa di problematiche già nel 2016 viene abbandonato, riscritto da zero (fregandosene della retro compatibilità). Dalle ceneri, come una fenice, ecco Angular meglio noto come Angular2.
Il nuovo linguaggio (a parte di fatto lo stesso nome) non ha nulla o quasi a che vedere con il precedente.
Dal 2016 ad oggi, mi riferisco alla seconda e più fortunata versione, siamo arrivati oramai alla versione 7!

In questo caso la velocità dell’innovazione informatica è arrivata al punto che dopo qualche mese i libri li puoi buttare, persino gli articoli online non riescono a stare al passo, mesi spesi per imparare cose che poco dopo potranno rivelarsi totalmente inutili.

Veniamo infine all’ultimo caso, qualcosa che ci tocca decisamente più da vicino, negli ultimi mesi il mondo di WordPress ha visto un susseguirsi frenetico di aggiornamenti e release.
La questione è parecchio spinosa e a volte frustrante ma gli aggiornamenti rilasciati servono per implementare funzionalità, risolvere problemi di sicurezza, migliorare le web performance. Quasi sempre ne si paga volentieri il prezzo.

Le risorse del team WordPress sono ovviamente limitate, il software è gratuito ed open source, ed è quindi comprensibile che non si può avere tutto e subito ma sono rimasto davvero a bocca aperta quando ho avuto modo di testare e provare il tanto annunciato nuovo editor di testo chiamato pomposamente Gutenberg

Avevo dei dubbi sul progetto sin dall’inizio in quanto se c’era una cosa amata da tutti, facile da usare, perfettamente funzionante, era proprio l’editor di testo di WordPress.
Perché andare a toccare e rovinare qualcosa che funziona bene da anni ed è apprezzato da tutti?
Soprattutto perché investire le già limitate risorse del team WordPress su questo progetto quando ci sarebbero molte altre cose da migliorare?

Ho comunque aspettato il rilascio prima di giudicare ma ho visto un prodotto immaturo, fatto male, concepito peggio.
Di fatto allo sviluppatore di siti Web non serve praticamente a nulla e cosa peggiore l’utente rimane spiazzato, non sa come procedere e nella migliore delle ipotesi impiega più tempo per fare le stesse cose.
Se leggete le recensioni degli utenti su Gutemberg vedrete la cronaca di un fiasco annunciato, ma fortunatamente per ora questo nuovo editor può essere disabilitato.
Ore di lavoro inutili sia degli sviluppatori, sia di chi gestisce i siti che si trova a dover sistemare continuamente cose già funzionanti.

Si, avete capito bene, siamo al paradosso di sperare che l’opzione disabilitazione venga mantenuta; ci stiamo spingendo davvero troppo oltre in un meccanismo fine a se stesso.

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Ci sono 2 commenti per questo articolo

  • Sante parole Corrado: “frustrazione” è il termine più adatto per un professionista che come me ha sposato la gestione informatica nel ’93, e negli anni ha speso tanto tempo e tanti soldi a formare se stesso ed il personale
    per continuare a fare praticamente le stesse cose, buttando via i suoi computer ancora funzionanti, sviluppando una reazione allergica alla parola “aggiornamento” quando riferita al software. Penso che il fenomeno che tu descrivi non sia limitato all’informatica,ma coinvolga tutta la nostra frenetica esistenza sempre alla ricerca del meglio in tutti i settori, col risultato, cui giustamente fai riferimento , di uno sconvolgimento dello stesso equilibrio ecologico del nostro pianeta. E non ne è esente infatti neanche la medicina : e qui cito le parole profetiche di Haldous Huxley , scrittore dell’inizio del secolo scorso, che recitavano : ” La medicina ha fatto così tanti progressi che più nessuno è sano”.

    • Grazie Vincenzo… i tuoi commenti sono sempre molto apprezzati!

      Ritengo che a fronte di una innovazione deve esserci un beneficio, altrimenti diventa autoreferenziale e fine a se stessa.

      Se prendete il caso delle macchine fotografiche digitali oramai siamo arrivati a più megapixel disponibili di quanti un occhio umano ne possa percepire.