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Qualunque cosa significhi Web si sta diffondendo

Ho appena visitato alcuni siti Web dei più importanti quotidiani online italiani, scavando tra l’immondizia digitale dei banner, dei pop up, della pubblicità online opprimente ed ho notato due notizie Qualunque cosa significhi Webinteressanti. In realtà più che di notizie si tratta di dati.

Il primo dato riguarda le SIM, le schede dei telefonini, oggi le SIM card esistenti ed attive sono più degli abitanti stessi del pianeta. Gli smartphone, cioè i telefoni collegati a Internet, stando all’ultimo Mobility Report di Ericsson, hanno raggiunto la cifra di 4,3 miliardi, parliamo di un totale di 7,9 miliardi di SIM, pari in totale al 104% della popolazione mondiale (direi che molte persone hanno più di un telefonino).

Il secondo dato e che sono solamente passati 11 anni da quando è nato il primo smartphone da quando si facevano le code di ore davanti ai punti vendita per assicurarsi il nuovo giocattolo del nuovo millennio per primi. Da allora il mondo è cambiato completamente, e sarete tutti d’accordo immagino che questa non è un opinione ma un fatto.

Ho scelto di iniziare il TechBlog con questo post perché spero proprio ci aiuti ad aprire gli occhi, sarà una sorta di incipit.
E mi sembra quasi di vederlo questo incipit in puro stile da film di fantascienza anni 80, con le scritte rosse che scorrono verso l’alto dello schermo su fondo nero.

Qualunque cosa significhi Web mai si è visto nella storia umana un cambiamento di tale portata ed in tempi così rapidi, con gli smartphone abbiamo assistito ad un accelerazione netta di un processo già rapidissimo in se.

Molte persone cadono dalle nuvole quando racconto che la prima pagina Web del mondo nacque il 6 agosto 1991, opera di Tim Berners-Lee ( leggi chi è ) e del suo team di ricercatori che la resero fruibile al di fuori del CERN di Ginevra il 23 agosto dello stesso anno ( se volete vederla è online ). Sono quindi passati solamente 27 anni dalla nascita di Internet e non ce ne rendiamo nemmeno più conto.

Per chi è nato dopo il 2000, i famosi nativi digitali, è pressoché inconcepibile un mondo senza Internet oppure senza un telefonino connesso. Se serve conoscere la strada si usa il navigatore integrato in auto o sullo smartphone, se invece serve cercare informazioni si cerca su Google, e se serve sapere dove andare a mangiare bastano pochi click per ottenere indirizzo telefono recensioni e commenti del ristorante più vicino.

E prima? Eravamo ancora nelle caverne? Emettevamo suoni gutturali indistinti brandendo bastoni?

Non c’erano smartphone non c’era Internet ma le cose si sono sempre fatte, e con questo non voglio dire che oggi non i possano fare meglio, più in fretta, ottimizzando il tempo, più efficacemente. Ci mancherebbe, nessuno nega il progresso quando è davvero tale. Ma quando e davvero tale?

Ovviamente è molto meglio usare un navigatore che fermarsi ad ogni svincolo per consultare una mappa su carta, certo che è più comodo cercare un indirizzo dentro un database che sfogliando gli elenchi telefonici, mandare una e-mail piuttosto che una lettera è questione di pochi secondi.

Come dicevo nel post precedente sono antico e quindi ricordo bene anche i telefoni a gettoni, al mare, da piccolo in vacanza con i nonni, e questo esempio si innesta davvero alla perfezione nel filo del discorso.

Prima di tutto bisognava comprare i gettoni, e di solito li cambiava il tabacchino accettando le nostre amate vecchie lire.
Poi si doveva andare alla cabina del telefono, oggi praticamente scomparse, e mettersi in coda fuori, aspettando che le persone prima di noi facessero la loro telefonata.
Il tutto poteva costare anche un ora, ma nel frattempo si chiacchierava, si finiva il gelato, si conosceva magari qualcuno anche lui in attesa.

Del resto cosa ci si doveva mai dire al telefono? L’essenziale, che tutto andava bene, che la nonna stava bene, che la vacanza procedeva senza problemi e salvo imprevisti la prossima telefonata sarebbe stata dopo una settimana, del resto erano vacanze, fatte per riposare.

La cosa è andata avanti per molti anni, da adolescente, inizi anni 80 a New York, non una vacanza ma il mio primo lungo viaggio. Anche lì monetine e cabine del telefono e parenti rassicurati da una telefonata alla settimana o poco meno. Giusto una rassicurazione, ci saremmo rincontrati al mio ritorno, quando avrei poi raccontato in famiglia l’esperienza di quello che avevo fatto nel viaggio in America, con tutta calma.

Oggi invece sono perplesso, non solo tutti i giorni in città, magari al lavoro, ma anche in vacanza; vedo persone raccontare continuamente tutto quello che stanno facendo in quel momento ai loro cari o ai loro amici. Una sorta di diretta non stop, una sorta di reality personale, di Grande Fratello continuo in cui ci si crea da soli l’illusione di essere al centro del mondo di tutti.

Noto che invece di godersi le vacanze ed il tempo libero sono più preoccupati di far vivere agli altri quello che stanno facendo. Siamo da un lato persi senza un gruppo, e dall’altro disperatamente bisognosi di essere notati ed apprezzati differenziandoci.
Del resto nell’uomo è innato a livello sociale il mettersi in mostra, lo sfoggiare qualcosa di unico per differenziarsi ed affermare la propria individualità nel gruppo di persone di cui fa parte, sono sempre più convinto che il successo della parte Social di Internet sia legato a questo aspetto della nostra natura, ma avremo modo di parlarne in seguito.

Ricorderò per sempre un giapponese a Rio Maggiore in liguria, sbarcato dal traghetto da pochi minuti, probabilmente a seguito di un gruppo che voleva visitare il Bel Paese in una settimana.
Il ragazzo, ovviamente armato di smartphone ultimo modello e di strategica bacchetta per selfie, decide praticamente subito di tuffarsi.
Credevo volesse fare un bagno, nuotare, ammirare la bellezza del posto, assaporare la brezza marina e godere dei colori bellissimi del mare.
Invece comincia a sistemare tutto, posiziona il telefonino, fa partire la registrazione video e si tuffa dalla spiaggia rocciosa, neppure il tempo di due bracciate e risale.
Controlla il video contorcendosi sotto il sole, decide che non andava bene, riposiziona tutto e si tuffa di nuovo, per risalire subito, per tre, quattro volte. Poi ritira nello zaino asciugamano ed accessori, e se ne va.

Era più preoccupato di fare un video da mostrare agli amici piuttosto che godere del momento e del posto in cui era arrivato dopo aver attraversato mezzo mondo.
Se non era nel video non esisteva, non era a Rio Maggiore, non era lì, non c’era mai stato, non era mai avvenuto quello che avevo visto.

Che cosa significa Web e vita quotidiana, mondo virtuale e mondo reale, grazie a tutti i dispositivi mobili e ad una connessione pressoché continua alla rete, sono ormai concetti avvinghiati indissolubilmente in un tutt’uno. I confini  sfumano, i valori cambiano, il tempo assume significati diversi.

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