30 anni di Web ma la Terra e ancora piatta!

Si tratta di un compleanno speciale, non si capisce infatti bene il giorno esatto in cui accendere le candeline ma  l’anno dovrebbe essere quello corretto, nel 1989 nasceva infatti il World Wide Web

Prima di creare confusione cominciamo con il dire che Internet e World Wide Web sono due cose distinte: Internet è una rete di computer interconnessi, con World Wide Web invece si intende il sistema ed il linguaggio di interazione tra i vari computer della rete. Il World Wide Web usa Internet per potersi implementare in un insieme di pagine distribuite in vari siti Web.

Internet è ben più vecchia, di fatto oramai una matura signora di bella presenza, nasceva infatti in piena guerra fredda.
Nel 1969  il Dipartimento della Difesa statunitense, con la collaborazione di diverse università americane, dava vita ad una rete di computer collegati tra di loro e capaci di garantire una condivisione sicura e veloce di dati e di informazioni anche in caso di conflitto nucleare, si chiamava Arpanet.

Il mondo andò avanti, la guerra fredda cambiò le carte in tavola, equilibri ed esigenze. Nel 1989 cadde il muro di Berlino, nel’1991 URSS di fatto iniziò a frammentarsi ed il governo americano allento i lacci disinteressandosi di Arpanet e divulgano la tecnologia, le università ereditarono quindi Arapanet portando alla nascita tra il 1989 e il 1991 di una nuovo sistema.

Il World Wide Web non nasce in un garage ma al CERN di Ginevra era infatti il 12 marzo 1989 quando due ricercatori Tim Berners Lee e Robert Cailliau presentarono un documento che tracciava l’idea del World Wide Web, uno strumento concepito per collegare i documenti delle varie università. A quanto pare è stata scelta proprio questa data per mettere in tavola la torta di compleanno.

Entro la fine del 1990 Tim Berners Lee aveva infatti a disposizione un computer della NeXT e tutti gli ingredienti per un Web funzionante: un modo per far parlare i PC tra di loro definito HyperText Transfer Protocol (HTTP),  un linguaggio di markup (HTML) per definire i contenuti delle pagine, ed un Web Browser  (chiamato WorldWideWeb) che fungeva persino da editor.

La prima pagina Web del mondo nacque però solamente il 6 agosto 1991, Tim Berners-Lee e il suo team di ricercatori la resero fruibile al di fuori del CERN il 23 agosto dello stesso anno altre due date di certo da ricordare.

Il progetto World Wide Web era dedicato ad una cosa molto formale, direi pragmatica, la condivisione di documenti tra i ricercatori che da ogni parte del mondo potevano avere a portata di click i lavori e le idee di altri.
Mai gli inventori avrebbero potuto immagine cosa sarebbe successo da lì a qualche anno.

Come spesso accade le grandi rivoluzioni avvengono senza boati, senza scoppi, in silenzio.  Un sussurro e ci si accorge di quanto è immenso il cambiamento che hanno apportato alla società umana, e non si torna più indietro neppure volendo.

Tecnologia e società viaggiano su binari paralleli convergenti e divergenti allo stesso tempo, le cose si incontrano e si allontanano continuamente, la cosa giusta al momento giusto è quello che fa la differenza.
Nel nostro caso il successo del Web è intrinsecamente legato al fatto che i Personal Computer ad inizio anni novanta stavano entrando nelle abitazioni di tutti.
Le condizioni erano ottimali e di fatto il Web è stata la più grande rivoluzione dopo l’invenzione della carta stampata.

Del progetto World Wide Web Tim Berners-Lee non chiese mai i diritti di autore.
Le specifiche del protocollo e del linguaggio sono gestite dal World Wide Web Consortium (W3C).

Dopo il marasma dei primi anni 90, con un World Wide Web in piena espansione e al tempo stesso praticamente sconosciuto, per mettere ordine in questo caos, Larry Page e Sergey Brin della Stanford University creano un motore di ricerca dei contenuti e registrarono il dominio www.google.com  il 15 settembre 1997.
Oggi è il sito più visitato del mondo, ed è nato persino il verbo ‘googlare’ in tutte le lingue o quasi. Solo tra gli anni 2004-2005-2006  nascono Facebook, YouTube e Twitter.

La differenza da quegli anni in realtà non tanto lontani sta oggi nel tipo di approccio con il quale gli utenti si rivolgono al World Wide Web, che passa fondamentalmente dalla semplice consultazione alla possibilità di contribuire popolando e alimentando il Web con propri contenuti.

Il fatto che il proprietario/gestore del sito non sia il solo creatore dell’informazione riportata ma lo siano anche gli utenti del sito apre le porte a mille interrogativi di carattere sociale, etico e legale. Oggi però non voglio parlavi del mondo dei social network e delle interazioni comportamentali profondamente alterate che sta creando nelle generazioni giovani ma di un effetto del WWW veramente sorprendente, e che dovrebbe fa riflettere.

Per le ultime generazioni, che non hanno conosciuto il mondo prima del WWW, il concetto stesso di trovare delle risposte ai problemi risiede non nel proprio cervello ma nella capacità di digitare una richiesta, una query, su di uno schermo.
Ovviamente ci si aspetta la risposta corretta e la si considera valida ed autorevole nella maggioranza dei casi. Non si ha ne la forza ne la competenza ma soprattutto la voglia per metterla in dubbio, il World Wide Web ci ha reso decisamente pigri.

Una della cose più sorprendenti però che mi son trovato di fronte ultimamente è il consolidarsi, grazie al Web, di una sorta di delirio pseudoscientifico su tante tematiche ed il tornare indietro, in certi casi, a posizioni che persino nel medioevo sarebbero state considerate insostenibili e ridicole.

Aprire la porta della creazione dei contenuti a tutti, in nome ovviamente del diritto di esprimersi, è stato come aprire il vaso di Pandora.

Il World Wide Web ha portato ad una massificazione e ad una mole tali di informazioni per cui l’opinione di un astrofisico del CERN è al pari delle stupidate postate da un qualunque ignorante che avrebbe detto le stesse cose al bar dopo le dovute birre.
Il problema, di cui i social network sono i principali responsabili, è che tali stupidate saranno considerate più divertenti  più simpatiche e condivisibili di quelle dell’astrofisico, pertanto si diffonderanno di più attraverso la rete, ed in quanto proprio più diffuse, saranno considerate veritiere

Potrà apparire pura follia, ma nel 2019 dopo tre decenni di Web, la comunità di gente che crede ad una Terra piatta, i cosiddetti  terrapiattisti, sta crescendo nei numeri.

Sono sempre esistiti certo, ma oggi non stiamo parlando di qualche decina di sperduti mormoni nelle pianure del Kansas, ho visto dei documentari su Netflix, trovato diversi articoli su varie riviste e quotidiani e tutti riportano la stessa cosa.

Secondo un articolo del Sole 24 Ore pare che ad una Terra piatta ci creda il 2% degli americani e che circa il 10% stia considerando la cosa.

Non sorridete tanto, non siamo messi molto meglio, ne ha parlato Wired, Sky, il Fatto Quotidiano, la Repubblica, il Corriere…  siamo un paese di poeti, santi e navigatori…  ed esiste anche il gruppo facebook dei terrapiattisti italiani.

Scopro che l’Ocse certifica nel nostro paese un analfabetismo funzionale che affligge il 47% della popolazione, sei italiani su dieci non leggono, e quasi un italiano su due non riesce a comprendere un testo semplice.

Da secoli il genere umano ha comprovato che la terra e sferica eppure doveva arrivare al World Wide Web a controbattere? Siamo tornati a credere ad un Terra piatta?

Ed ecco oggi all’orizzonte una terra immaginata circondata da enormi pareti di ghiaccio stile la barriera della serie ‘Trono di Spade’ per non cadere, un mondo sovrastato da una sorta di cupola con delle luci al suo interno che girano giorno e notte ed aerei che arrivati alla fine di un percorso, incontrando il limite invalicabile, ricompaiono magicamente dalla parte opposta tramite la magia dell’effetto PacMan.

Dopo trentanni quindi, dopo tutto quello che è successo, dopo la creazione di questo strumento incredibile di cui festeggiamo il compleanno, ne abbiamo completamente perso il controllo?

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