Yangon

Con una popolazione di oltre quattro milioni di persone Yangon è la città più grande e il più importante centro in Birmania.

Yangon, nota anche come Rangoon, è l’ex capitale della Birmania, e non importa se ufficialmente il governo militare dal marzo 2006 ha trasferito la capitale amministrativa di Naypyidaw, 322 km a nord di Yangon.

Nel 2010 il Dipartimento di Stato americano stima la popolazione di Yangon a 5,5 milioni, ma nonostante questo le infrastrutture di Yangon sono decisamente poco sviluppate rispetto ad altre città simili in Asia.

Foto gallery: Yangon

Edifici residenziali e commerciali sono stati costruiti o ristrutturati nel centro della città di Yangon, ma le diverse città satelliti che circondano il centro continuano ad essere profondamente impoverite.

Yangon ha oggi sei nuovi ponti e cinque nuove autostrade che collegano il centro con la zona industriale, ma Yangon rimane senza i servizi di base come energia elettrica a tutte le ore, la regolare raccolta dei rifiuti, una pavimentazione adeguata e la pulizia della strade.

Yangon è una combinazione delle due parole “Yan” e “Koun” che significa “nemici” e “esauriti”, rispettivamente formano il significato di “a corto di nemici” o “fine del conflitto”.

La città (in origine chiamata “Dagon”) è stata fondata probabilmente tra il 1028 ed il 1043 da parte della popolazione Mon.

Si trattava in realtà un piccolo villaggio di pescatori intorno alla antichissima Shwedagon Pagoda .

Nel 1755, il Re Alaungpaya conquistò Dagon e la ribattezzò Yangon.

Gli inglesi presero Yangon durante la Prima Guerra Anglo-Birmana (1824-26). Durante la Seconda Guerra Anglo-Birmana (1852) conquistarono invece la parte meridionale della Birmania e Yangon fu trasformata nel principale centro commerciale e politico della Birmania britannica.
La nuova città venne progettata da un ingegnere militare (il tenente Alexander Fraser) usando una pianta a griglia circondata a est dal torrente Pazundaung e a sudovest dal fiume Yangon.

Yangon divenne la vera capitale della Birmania solo dopo la Terza Guerra Anglo-Birmana (1885), quando gli inglesi completarono la conquista della regione.
Dal 1890 l’aumento della popolazione di Yangon e del commercio diede alla luce una prospera periferia residenziale a nord.
La Yangon coloniale, con i suoi ampi parchi e laghi ed il mix di edifici moderni e architettura tradizionale in legno, era conosciuta come “la città giardino d’Oriente”.
Agli inizi del ventesimo secolo Yangon aveva servizi pubblici ed infrastrutture alla pari con Londra.

Yangon durante la Seconda Guerra Mondiale subì l’occupazione giapponese (1942-45) e sostenne danni pesanti.
La città venne riconquistata dalle forze alleate nel maggio 1945 e divenne la capitale dell’Unione della Birmania il 4 gennaio 1948, quando il paese riconquistò l’indipendenza dall’Impero Britannico.
Subito dopo l’indipendenza molti nomi coloniali di strade e parchi sono stati modificati a più nazionalisti nomi birmani. Nel 1989 la giunta militare ha cambiato alla città inglese il nome da “Rangon” a “Yangon”.

Le modifiche non sono state accettate da molti birmani che considerano la giunta non autorizzata ad apportare tali modifiche, né da molte pubblicazioni, news, tra cui la BBC e diverse nazioni estere tra cui il Regno Unito e Stati Uniti.
Durante il regime isolazionista Ne Win (1962-1988) e l’attuale governo militare di Yangon le infrastrutture sono peggiorate a causa della mancanza di manutenzione. La città non ha di fatto tenuto il passo con la sua popolazione in aumento.
Alcuni residenti centro storico sono stati forzatamente trasferiti in nuove città satellite.
Yangon ha, oggi, il maggior numero di edifici coloniali nel sud est asiatico.
Molti di loro purtroppo sono stati demoliti per far posto a hotel, uffici e centri commerciali. Fortunatamente circa 200 importanti edifici coloniali sono sotto la lista Patrimonio dell’Umanità di Yangon.

Prima della Seconda Guerra Mondiale, circa il 55% della popolazione di Yangon (allora 500.000 abitanti) era costituita da indiani che lavoravano per i britannici, e solo un terzo erano “Bamar” birmani. Karen, cinesi e altri facevano il resto.
Dopo l’indipendenza gli indiani furono costretti ad andarsene durante il governo di Ne Win.
Yangon è diventata quindi molto più indigena nel suo mix etnico, dal momento che l’indipendenza non solo i Bamar, ma anche molti Rakhine e Karen vivono in città.
Alcune comunità di indiani e cinesi continuano ad esistere soprattutto nei quartieri del centro tradizionale.
La città è cresciuta da 72,52 chilometri quadrati nel 1901, a 86,2 chilometri quadrati nel 1940, a 208,51 chilometri quadrati nel 1974, sino a 598,75 chilometri quadrati nel 2008.

Con la fine degli anni ottanta la città ha iniziato ad espandersi rapidamente a nord di Yangon, dove ora sorge l’aeroporto internazionale. Il risultato è stato una coda che si estende dalla città verso nord, con il centro della città rimosso di fatto dal suo centro geografico.
Molte città satelliti sono oggi allineate secondo questa direttrice e costituite da edifici di uno massimo due piani. Poche hanno accesso alla rete elettrica municipale e non ricevono quasi per niente servizi comunali.
Yangon non ha alcun grattacielo. L’edificio più alto a Yangon è un condominio di 25 piani nella parte nord della città.
Il segno distintivo di Yangon è il classico edificio di sette otto piani senza ascensore. Il regolamento cittadino infatti impone che tutti gli edifici superiori a otto piani debbano installare ascensori.
I condomini quindi che devono investire nell’ascensore e in un generatore di corrente locale per assicurare l’energia elettrica. Questi appartamenti sono quindi fuori dalla portata della maggior parte delle persone.

Il regolamento cittadino per cercare di risolvere i problemi legati al traffico caotico vieta la circolazione di motociclette e vieta l’uso del clacson.

La Shwedagon Pagoda è di gran lunga l’attrazione più importante di Yangon, qualcosa di veramente unico al mondo. La grande Pagoda d’Oro raggiunge i 99 metri di altezza, si trova ad ovest del Lago di Kandawgyi, sulla Singuttara Hill, dominando lo skyline della città.

La Shwedagon è la più antica pagoda della Birmania, probabilmente del mondo, dalle testimonianze storiche si desume oltre 2500 anni, si tratta della più sacra pagoda buddista per i birmani, e non solo, con la conservazione delle reliquie degli ultimi quattro Buddha.

I record storici della Shwedagon Pagoda iniziano con due fratelli, due mercanti, Taphussa e Bhallika. Provenendo dalla terra dei Ramanya, in Birmania, incontrarono il Gautama Buddha che diede loro otto capelli per essere portati in Birmania insieme alla diffusione del buddismo.
I due fratelli, ubbidendo, si diressero verso la Birmania e con l’aiuto del re locale, il re Okkalapa, trovarono la Singuttara Hill, dove le reliquie di altri Buddha precedenti Gautama Buddha erano state conservate.

All’inizio del sedicesimo secolo la pagoda era diventata il più famoso luogo di pellegrinaggio in Birmania.
Il danno peggiore fu causato da un terremoto che nel 1768 fece crollare la parte superiore dello stupa che fu poi innalzato al suo stato attuale dal Re Hsinbyushin.

Quando i buddisti birmani vanno alla Shwedagon Pagoda, sanno in cuor loro che stanno percorrendo il sentiero più nobile e migliore della natura umana, come la generosità, la gentilezza amorevole e la compassione.
Il pellegrino, lungo la strada su per i gradini della pagoda, compra fiori, candele, bandiere colorate.
Sono tutte offerte in onore del grande stupa in cui sono conservate le reliquie dei Buddha.
Tutte le donazioni sono volontarie, dalla più piccola moneta messo nella scatola ai gioielli inestimabili appesi sulla cima della pagoda.
Nessuna somma viene richiesta nella pagoda ed il pellegrino può fare qualsiasi donazione voglia.

Gli inglesi, durante la Prima Guerra Anglo-Birmana, immediatamente occuparono la Shwedagon Pagoda usandola come una fortezza. Purtroppo vi furono saccheggi e vandalismi, un ufficiale scavò persino un tunnel nelle profondità dello stupa per scoprire se potesse essere utilizzato come deposito della polvere da sparo.
Il British India Office di Londra fermò la profanazione ed inviò una compensazione tramite il commissario britannico della Birmania che iniziò i lavori di ristrutturazione della Pagoda nel 1855 con il sostegno pubblico e privato.
Dopo la Seconda Guerra Anglo-Birmana lo stupa rimase sotto il controllo militare per 77 anni fino al 1929, ma alle persone era consentito l’accesso al tempio.

La “questione delle scarpe” dentro la pagoda è sempre stata una questione spinosa per il popolo birmano fin dai tempi coloniali. Solamente nel 1919 le autorità britanniche emanarono un regolamento che vietava le calzature nel recinto della pagoda. Tuttavia vi erano eccezioni per gli ufficiali in servizio.
Il regolamento e le sue eccezioni creò malcontento tra la gente e giocò un ruolo importante nella nascita del movimento nazionalista. Oggi nessun tipo di scarpe o calze è ammesso.

Yangon è stata al centro di grandi proteste contro il governo nel 1974, 1988 e 2007. Le strade della città hanno visto spargimento di sangue ed ogni volta i manifestanti sono stati uccisi dal governo.
Per la sua importanza enorme ed eterna molte proteste e scioperi contro le regole ed i governi sono iniziati proprio alla Shwedagon Pagoda.

Il 24 settembre 2007, più i 20.000 monaci e monache hanno marciato alla Shwedagon Pagoda durante le manifestazioni a livello nazionale contro il regime militare e gli aumenti dei prezzi emanati.

Il 25 settembre 2007, i monaci ed i loro sostenitori sfidarono le minacce della giunta militare birmana marciando per le strade di Yangon.

Il 26 settembre 2007, gli scontri tra le forze di sicurezza e le migliaia di manifestanti, guidati dai monaci buddisti, lasciarono almeno cinque manifestanti morti uccisi dalle forze di sicurezza birmane.

Le autorità ordinarono alla folla di disperdersi, ma testimoni raccontano che i monaci si sedettero e cominciarono a pregare, sfidando il divieto del governo militare a fare assemblee pubbliche.
L’opposizione riferisce che i monaci furono picchiati, molti messi su camion dell’esercito in attesa, 50 monaci vennero arrestati e portati in località segrete. Soldati con fucili d’assalto sigillarono i sacri monasteri buddisti.
Ai monaci che protestavano fu negato l’accesso alla Shwedagon Pagoda per diversi giorni prima che il governo finalmente cedesse e consentisse loro di rientrare.

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